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Riprendiamoci le nostre risorse [ T.8 ]

Le Amministrazioni locali del Mezzogiorno e le associazioni di volontariato per la legalità e contro le mafie e per il riuso sociale dei beni sequestrati alla criminalità organizzata

La battaglia per la riconquista dei territori allo Stato e alla legalità è ormai una costante di tante amministrazioni del Mezzogiorno e i successi non sono mancati, così come i problemi di una guerra combattuta senza esclusione di colpi. Dalla giornata della memoria dei caduti contro le mafie tenutasi a Napoli il 21 marzo 2009, che ha visto oltre 150 mila persone prevalentemente giovani sfilare insieme a viso aperto, si è levata una proposta per rendere ancor più cogente la lotta alla criminalità organizzata, liberare parti di territorio dalla sua nefasta influenza, portare in bonis beni e imprese sequestrate ai criminali. Se primi importanti – seppur parziali – risultati ormai si registrano sul piano del riuso dei beni civili sequestrati ai mafiosi, lo stesso risultato non può essere registrato sul fronte delle imprese gestite dalla criminalità organizzata e a loro volta oggetto di sequestro. Su quasi 1.100 aziende sequestrate solo 60 risultano ancora operative, gestite prevalentemente in forma cooperativa, che hanno continuato a garantire occupazione e reddito ai lavoratori. Le altre sono chiuse con perdita di posti lavoro e di reddito e rappresentano una sconfitta dello Stato. Gli ostacoli principali registrati sono tre: 1.la difficoltà di rilevarle (molte di loro hanno debiti con le banche, con il sistema previdenziale, con i fornitori e chi subentra deve garantirli): le nuove aziende che rilevano le attività (spesso cooperative degli stessi lavoratori) non sono in grado di fornire al sistema creditizio le garanzie necessarie; 2.una volta rilevate: l’ostilità della criminalità organizzata che chiude loro i possibili mercati; 3.la difficoltà, in fase di start up, di trovare manager in grado di rilanciarle. L’impegno delle amministrazioni del sud (ma il problema ormai si estende all’intero Paese, visto che la criminalità organizzata sta acquistando imprese del nord in difficoltà finanziarie dovute anche alla crisi internazionale – il che lascia presumere un incremento del fenomeno) è quello di riconquistare territorio, economie e attività oggi in mano ai mafiosi. Per questo parte da Napoli, e si dirige dall’intero sud verso il resto del Paese, una proposta che veda in prima fila proprio le amministrazioni a fianco dello Stato, delle associazioni, delle centrali cooperative, delle ONLUS, del terzo settore impegnato in questa azione. La proposta – che prevede un intervento normativo specifico – ha quindi lo scopo di consentire: •la ristrutturazione del debito delle aziende confiscate alla mafia; •la ricollocazione delle aziende sul mercato (stimolando e selezionando i possibili acquirenti – anche per evitare che “colletti bianchi” le acquistino per riportarle nella disponibilità del crimine organizzato); •la fornitura a queste imprese, una volta rilevate dal mercato, di condizioni di sicurezza (nella fase di start up) per lo svolgimento delle attività nell’area in cui sono localizzate ossia assicurarsi che le “condizioni ambientali” possano permettere una normale prosecuzione di attività. L’iniziativa, organizzata dal Comune di Napoli con altre amministrazioni locali del Mezzogiorno, da Legautonomie, da Libera, è diretta a produrre una specifica normazione di settore (si rivolge quindi a Parlamento e Governo) e a mobilitare risorse nella direzione indicata (coinvolgendo le Amministrazioni locali e regionali dell’intero Paese, il sistema creditizio, gli operatori economici, gli imprenditori, la cooperazione e il terzo settore).

Programma dei lavori

La legalità garante del merito e della libertà

Il Ministro Meloni ricorda come il tema della lotta alla criminalità organizzata sia una questione all’interno della quale si racchiudono tutti i principali motivi che l’hanno spinta ad intraprendere l’impegno politico. All’interno della lotta per la legalità il riutilizzo dei beni confiscati – dice la Meloni – assume poi un alto valore economico, sociale e culturale perché offre qualche opportunità in più ai ragazzi per non fuggire dalla propria terra e mette a disposizione beni che nascono come risultati dell’interesse di un’oligarchia per fini di carattere nazionale. In questo contesto il ruolo dell’associazionismo giovanile nella gestione di questi beni si manifesta come un interessante prospettiva.

Il “morso del più” che alimenta la speranza: le proposte di Libera

Don Luigi Ciotti analizza le premesse e le criticità dello stato dell’arte sulla confisca e il riuso sociale dei beni sequestrati alle mafie avanzando – a nome di Libera e delle associazioni che essa coordina – una serie di proposte concrete: maggiore chiarezza sulla destinazione dei beni mobili, fondi per il recupero dei beni immobili vandalizzati e per la sopravvivenza produttiva dei beni aziendali confiscati, maggiore impulso alle indagini patrimoniali, maggiore collaborazione tra banche e istituzioni, razionalizzare della normativa attraverso un Testo Unico e istituzione di un’Agenzia nazionale per la gestione e la destinazione dei beni sequestrati.

Il know how dell’Antitrust per le imprese confiscate alle mafie

Luigi Fiorentino incentra il suo contributo sulla necessità di condizioni che rendano più virtuosi i meccanismi di appalto: proporzione tra bandi e requisiti rispetto agli obbiettivi, trasparenza del sottosoglia, tutela del know how interno alle P.A., protagonismo delle associazioni imprenditoriali, ridimensionamento dell’in house, vigilanza sull’istituto dell’avvalimento e snellimento delle procedure nei rapporti tra i livelli istituzionali. In questo contesto il sostegno alle imprese sequestrate alla criminalità non deve discriminare le aziende che già operano sul territorio, per questa ragione Fiorentino suggerisce di portare avanti il lavoro in tale direzione sul piano gestionale degli Enti Locali piuttosto che normativamente.

Il federalismo fiscale e le spinte neocentralistiche

Giovanelli a nome di Legautonomie saluta come un fatto molto positivo che il Parlamento abbia affrontato la questione del federalismo fiscale ma ricorda la contraddizione fra la stagione riformatrice in corso e la pratica quotidiana fatta di disinvestimento sul ruolo delle Autonomie Locali. Il tema della casa, il tema della scuola il decreto sul terremoto, la vicenda del patto di stabilità e soprattutto l’indeterminatezza rispetto ai tributi propri degli Enti Locali vengono infatti affrontati dalla maggioranza – dice Giovanelli – in un’ottica che spesso contrasta con le dichiarazioni federaliste e i provvedimenti spot.

Gli strumenti normativi per favorire il riuso sociale e la ripresa produttiva dei beni confiscati

Rosa Russo Iervolino sottolinea il valore simbolico e comunicativo del riuso sociale dei beni confiscati alle mafie e affronta il problema evidenziato dal fatto che su più di mille aziende sequestrate solo una sessantina siano sopravvissute. In questo senso il Comune di Napoli insieme a Libera ha presentato una serie di proposte perché si discuta se è possibile, senza violare il principio della concorrenza, dare un qualche criterio di preferenzialità a queste aziende nella partecipazione alle gare di appalto degli Enti Locali. Da questo punto di vista la Iervolino evidenzia anche la necessità di un’azione di sensibilizzazione verso le banche perché esse partecipino alla ripresa produttiva delle aziende ripulite dall’elemento mafioso.

Le proposte legislative per “l’antimafia del giorno prima”

Giuseppe Lumia presuppone la necessità di liberarsi delle modalità de “l’antimafia del giorno dopo” perché il Paese faccia una scelta che nella sua storia non ha mai fatto: quella di rendere la lotta alle mafie una grande priorità. In questo senso la Commissione parlamentare antimafia ha avanzato una serie di proposte, di cui però solo una parte sono confluite come emendamenti nel disegno di legge sulla sicurezza. Dopo aver sottolineato le virtuosità e le criticità nell’accettazione di queste proposte Lumia sottolinea la necessità della creazione di un’Agenzia Nazionale per i beni confiscati costruita nazionalmente sul Commissario e territorialmente in modo integrato tra Prefetture, Enti Locali e associazioni di volontariato.

Il bilancio di un anno di lavoro dell’Ufficio del Commissario Nazionale per i beni confiscati

Antonio Maruccia presenta le funzioni e il lavoro svolto dall’Ufficio del Commissario nel suo primo anno di esistenza come prima unità a livello ordinamentale che si occupa della materia dal momento del sequestro al momento dell’utilizzo finale del bene. Successivamente Maruccia si concentra sull’esigenza di ulteriori interventi normativi che adeguino l’azione di contrasto alle nuove strategie di investimenti della criminalità organizzata sottolineando l’importanza dell’aspetto manageriale per quanto riguarda la nuova vita produttiva dei beni aziendali confiscati.

Una nuova spinta verso la legalità

Luigi Massa apre il convegno organizzato dal Comune di Napoli in collaborazione con l’organizzazione Libera e Legautonomie ricordando come il coordinamento abbia voluto alzare ulteriormente il tiro - ad esempio intervenendo sul quadro normativo - dopo il 21 marzo, il giorno della legalità nel quale l’incontro nazionale di Libera ha visto la presenza di 150mila persone, soprattutto giovani.

Start-up delle imprese sequestrate alle mafie: strategie e linee di intervento

"A sostegno degli interventi finanziari per lo start-up delle imprese sequestrate alle mafie potrebbe essere importante il ruolo dei Confidi ed il successivo intervento del Fondo Centrale di Controgaranzia, che può intervenire a copertura delle garanzie r
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